Bevacizumab agisce inibendo l’angiogenesi, ovvero la formazione di nuovi vasi sanguigni che irrorano il tumore, apportandogli il nutrimento necessario per la crescita. Bevacizumab appare più efficace sui neurinomi acustici che sui meningiomi. Questo probabilmente è dovuto a una diversa espressione del VEGF (fattore di crescita vascolare-endoteliale) su questi tumori, la proteina che il Bevacizumab va ad inibire.
Nello specifico, gli studi dimostrano che una risposta radiografica si verifica nel 13-33% dei meningiomi ed è spesso di breve durata.
Sui neurinomi acustici, per contro, supera il 40%, e tende a stabilizzarne la progressione, e in alcuni casi a ridurli, con un miglioramento dei deficit neurologici.
Il 90% dei pazienti ha mantenuto un udito stabile o migliorato dopo un anno di trattamento.
Tuttavia, anche in questo caso la risposta è genericamente provvisoria e non definitiva, può essere utile per posticipare l’intervento chirurgico e preservare più a lungo l’udito.
Bisogna inoltre considerare che la terapia generalmente è a vita, e sebbene ci siano variazioni soggettive tra un paziente e l’altro, la maggior parte dei pazienti sperimenta una perdita di efficacia all’interruzione del trattamento.
La somministrazione della terapia è per via endovenosa, ogni 3 settimane circa, con un dosaggio di 7,5 mg/Kg.

Fonti:
Effect of bevacizumab on non-target intracranial meningiomas and non-vestibular schwannomas in NF2-related schwannomatosis: NF104 – PubMed
Application of bevacizumab in the management of meningiomas: a systematic review and meta-analysis – PubMed
Bevacizumab treatment for meningiomas in NF2: a retrospective analysis of 15 patients – PubMed
Bevacizumab treatment for vestibular schwannoma in a patient with neurofibromatosis type 2: hearing improvement and tumor shrinkage – PubMed
Bevacizumab for NF2-associated vestibular schwannomas of childhood and adolescence – PubMed
The effect of bevacizumab on vestibular schwannoma tumour size and hearing in patients with neurofibromatosis type 2 – PubMed